Questa mattina presso l’Esperienza Europa si è tenuto un corso di formazione giornalistico sulla disinformazione tenuto dal vicedirettore dell’Ansa Polli
L’Europa ha adottato negli ultimi anni regolamenti piuttosto stringenti nei confronti dei social media. Tuttavia, queste norme non danno alle istituzioni europee un potere diretto sulle scelte strategiche delle piattaforme, che restano comunque aziende private. In un contesto in cui il Parlamento europeo conta 720 deputati, il tema dell’informazione e della sua gestione rimane quindi complesso. Come è stato osservato durante l’incontro, la realtà della comunicazione digitale dimostra che il problema è tutt’altro che semplice.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda i diversi livelli di disinformazione che possono emergere non solo nei media, ma anche tra i componenti delle istituzioni. Questo fenomeno è spesso collegato a pressioni esterne che agiscono indirettamente anche attraverso i social network. In particolare, gli scenari di guerra tendono ad acuire la diffusione della disinformazione, perché ogni parte coinvolta cerca di imporre la propria narrazione dei fatti.
Per analizzare e contrastare questi fenomeni esistono iniziative dedicate, come l’Italian Digital Media Observatory, che fa capo alla Luiss ed è parte della rete europea EDMO. Si tratta di una rete di ricerca che monitora e studia la circolazione delle notizie e delle informazioni online.

Durante l’incontro sono intervenuti Stefano Polli, vice direttore dell’ANSA ed editoriale, e Rodolfo Cardarelli, responsabile dell’International Business Unit. Cardarelli ha sottolineato il valore dell’agenzia di stampa spiegando che “ANSA è sinonimo di notizia”. L’ANSA è un’azienda privata con una struttura redazionale composta da decine di giornalisti e rappresenta uno dei principali punti di riferimento del sistema informativo italiano.
Nel dibattito si è parlato molto anche di fact checking. Prima di raccontare un fatto, infatti, è necessario accertarsi che sia vero. I giornalisti devono verificare l’origine delle informazioni, capire come vengono generate e cosa si nasconde dietro una determinata notizia. Come ha spiegato Cardarelli, “la principale qualità di una notizia è la credibilità”: l’attendibilità è fondamentale e richiede sempre una fonte affidabile.
Stefano Polli ha poi spiegato come nasce una notizia e come funziona il lavoro di un’agenzia. Pubblicare informazioni false oggi è estremamente facile, soprattutto con lo sviluppo tecnologico e la velocità dei social. Polli ha ricordato anche la sua esperienza da quirinalista alla fine degli anni Novanta, quando seguiva il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro mentre il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi.
Il lavoro di un’agenzia di stampa si basa sulla rapidità e sull’organizzazione. Un inviato detta la notizia in tempo reale, che viene subito pubblicata e distribuita su una rete di redazioni e giornali. Alla fine della giornata lo stesso inviato prepara anche un articolo più approfondito. Oggi l’ANSA non pubblica soltanto notizie brevi: il sistema informativo comprende 16 siti con diversi canali verticali, oltre a podcast e contenuti fotografici. L’informazione è quindi cambiata profondamente con l’evoluzione delle tecnologie.
Polli ha raccontato anche un episodio significativo: in una occasione il sistema tecnico dell’ANSA si bloccò proprio nel momento in cui doveva uscire una notizia molto importante che sarebbe stata l’apertura di tutti i giornali. Questo dimostra quanto sia delicata e fondamentale la gestione della tecnologia nel giornalismo contemporaneo.
Nonostante i cambiamenti, l’essenza del giornalismo rimane la stessa. Come ha ricordato Polli, fare giornalismo è “una cosa bellissima” e il vero cambiamento riguarda soprattutto gli strumenti utilizzati per informare. Per questo è necessario prestare grande attenzione: “non sono cambiate le regole ma gli strumenti”.
Uno sguardo alla storia dell’informazione aiuta a capire meglio questo processo. Prima dell’ANSA esisteva l’agenzia Stefani, fondata da Camillo Benso Conte di Cavour a metà Ottocento a Torino, quindi ancora prima della nascita dello Stato italiano. Durante il fascismo l’agenzia divenne un organo di propaganda del regime e, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, fu chiusa. In seguito nacque l’ANSA, che avrebbe raccolto l’eredità dell’informazione nazionale. In passato le notizie viaggiavano perfino attraverso i piccioni viaggiatori: i mezzi cambiano, ma il bisogno di informare resta sempre lo stesso.
Oggi l’ANSA rappresenta una realtà unica nel panorama italiano. È infatti l’unica testata italiana con corrispondenti giornalistici in tutto il mondo, presenti nelle grandi capitali e nei capoluoghi di regione italiani. Questa rete capillare consente di inviare notizie in tempo reale grazie al lavoro coordinato tra redazioni centrali e uffici regionali.
Dove non sono presenti inviati diretti, l’agenzia stipula accordi con altre grandi agenzie internazionali, come France Presse e altre realtà globali. Grazie a queste collaborazioni è possibile sapere quasi immediatamente ciò che accade nel mondo.
Un altro tema centrale dell’incontro è stato quello dell’intelligenza artificiale. Secondo i relatori, si tratta di uno strumento utile, ma solo se controllato dall’essere umano. Il rischio, infatti, è che “le stesse tecnologie sono usate da persone che non sono giornalisti e mettono in rete sui siti notiiw che non sono notizie.”
Il quadro è reso ancora più complesso dal ruolo dei social network, che oggi funzionano come una vera e propria “agora mediatica”. In questo contesto resta fondamentale il principio costituzionale della libertà di stampa garantita dalla costituzione (articolo 21), che tutela il diritto di esprimere e diffondere liberamente il proprio pensiero.
Nelle situazioni di conflitto emerge poi un problema particolarmente delicato. Come ricorda un noto principio del giornalismo, “la prima vittima della guerra è la verità”. Ogni parte coinvolta tende infatti a costruire la propria narrazione dei fatti, spesso con finalità di propaganda. Le nuove tecnologie rendono ancora più semplice diffondere queste versioni dei fatti.
Anche gli algoritmi dei social network giocano un ruolo importante, perché tendono a mostrarci contenuti che attirano la nostra attenzione e che quindi possono amplificare determinate informazioni, vere o false.
In questo scenario si parla sempre più spesso di guerra ibrida dell’informazione. In alcuni paesi autoritari esistono gruppi incaricati di diffondere disinformazione per influenzare l’opinione pubblica di altri stati. Le nuove tecnologie rafforzano queste strategie. Non a caso, per capire lo stato democratico di un paese, spesso basta osservare la condizione del giornalismo.
Il giornalismo, tuttavia, non è una scienza esatta. È un lavoro complesso, fatto di verifica, responsabilità e interpretazione dei fatti. Il giornalista svolge un mestiere totalizzante e continuo: deve seguire costantemente ciò che accade, senza interruzioni.
L’incontro si è concluso in un clima molto sereno. Stefano Polli ha dialogato con gli studenti rispondendo alle domande degli alunni della 5C del Quinto Orazio Flacco, redattori della testata giornalistica Co.Me.Te diretta dal giornalista Massimo Iaquinangelo, creando un confronto diretto e stimolante sul mondo dell’informazione e sulle sfide del giornalismo contemporaneo.
La classe ha poi avuto modo di partecipare all’offerta formativa di Role-Play offerta dall’European Experience dove si sono immedesimati nei parlamentari europei ed hanno potuto discutere di due punti dell’agenda 2030, facendo emergere le proprie opinioni e cooperando per una soluzione finale.

