Mar. Apr 14th, 2026

Notte del Liceo Classico: l’esperienza viva del “Quinto Orazio Flacco” di Portici

Una notte in cui il mondo classico smette di essere solo memoria e diventa esperienza viva: al Liceo Quinto Orazio Flacco, la sera del 27 marzo si è svolta la Notte Nazionale del Liceo Classico. Un appuntamento in cui il liceo apre le sue porte a famiglie, studenti e visitatori, trasformando aule e corridoi in luoghi di cultura, creatività e dialogo. Al centro rimane l’humanitas, richiamata dalle celebri parole di Terenzio: “Sono un essere umano, e nulla di ciò che riguarda l’uomo mi è estraneo”. Con questa affermazione, il grande autore latino sottolineava la capacità di riconoscere negli altri le nostre stesse emozioni, difficoltà e vissuti. Non è soltanto empatia: è la consapevolezza che ciò che accade a un altro individuo ci riguarda sempre, un invito a coltivare pietas, compassione e responsabilità verso la comunità. È questo il cuore della serata: riportare alla luce valori antichi, ancora così attuali da orientare il nostro sguardo sul presente e sulle persone che ci circondano.

 

Partecipare alla Notte Nazionale del Liceo Classico significa, per gli studenti, sentirsi parte di qualcosa di più grande. Lo racconta Roberta De Cristofaro, tra le protagoniste dell’organizzazione, che descrive come prendere parte a un evento diffuso in tutta Italia abbia fatto percepire a lei e ai suoi compagni di appartenere a una realtà più ampia. «Siamo parte di un tutto che, nel caso della Notte Nazionale, corrispondeva all’indirizzo del liceo classico in Italia», spiega, sottolineando come questa occasione sia stata per loro un modo per esprimere cosa rappresenti davvero questo percorso di studi: non solo impegno e fatica, ma anche la possibilità di affrontare temi universali mantenendo un dialogo costante con gli antichi.

 

Roberta evidenzia anche il ruolo centrale degli studenti nella realizzazione dell’evento: «Gli studenti con le loro passioni, opinioni e modi di esprimersi sono sempre il centro di eventi come questo», afferma, ricordando come teatro, arte e lettura permettano di trasformare la teoria studiata sui libri in qualcosa di concreto e vivo. Senza la partecipazione attiva dei ragazzi, aggiunge, nessuna rappresentazione sarebbe stata possibile.

 

Da questa esperienza porta con sé una consapevolezza preziosa: «Per qualunque cosa si voglia fare basta avere la giusta determinazione e non essere da soli». Nonostante molte classi non potessero partecipare attivamente, la IIIA e i vari gruppi organizzativi hanno lavorato con impegno, riuscendo comunque a dare vita a una serata riuscita e coinvolgente. Tra i ricordi più belli, Roberta cita le nuove persone incontrate lungo il percorso, che l’hanno sostenuta e incoraggiata: «Ogni anno, con la Notte Bianca, ti senti parte di qualcosa di più grande e percepisci tra i corridoi un clima di stima che ti spinge sempre a fare meglio».

“L’esperienza della Notte del Classico è ogni anno sorprendente”, racconta Flavia Savarese, rappresentante della VC. Vedere studenti dai quattordici ai diciotto anni impegnarsi nell’organizzare e gestire un’intera serata dedicata alle discipline che studiano “è un valore inestimabile”.

All’inizio, ammette Flavia, può sembrare un evento lontano, soprattutto perché se ne parla con largo anticipo. Ma con il passare del tempo “crescono l’emozione, la tensione e il desiderio di mostrare al pubblico ciò che abbiamo imparato”. E così, anche con qualche inevitabile imperfezione, “gli studenti riescono davvero a trasmettere ciò che provano per le materie che studiano, che non sono semplici parole su un testo, ma rappresentano una cultura antica che ormai conoscono quasi interamente”.

Per chi partecipa per l’ultima volta, la Notte del Classico diventa anche un momento di bilancio e di commiato: “Gli studenti dell’ultimo anno fanno di tutto per rendere la serata impeccabile e si mettono in gioco con orgoglio, quasi per salutare con affetto le discipline che li hanno accompagnati fino a quel momento”.

Flavia sottolinea anche il ruolo centrale del teatro: “Durante la Notte del Classico, il teatro è la forma espressiva più apprezzata: un mezzo di intrattenimento, ma anche il modo più diretto per vivere la cultura greca e latina”. È grazie a questa combinazione di passione, dedizione e creatività che la serata lascia un’impronta duratura: “La Notte del Classico continuerà sempre a esistere, permettendo agli studenti di mostrare ciò che studiano e ciò che amano”.

Gennaro e Lorenzo, rappresentanti d’istituto, aggiungono:

«Di solito l’edificio scolastico è percepito come un luogo in cui la cultura viene appresa in modo statico e poco coinvolgente: questa occasione permette invece di mettersi alla prova e di imparare in maniera più solida e duratura. È emozionante mostrare alle famiglie il luogo in cui trascorri le tue giornate in una veste così solenne e bella, le persone con cui le condividi e i docenti che ti trasmettono conoscenze ed esperienze. Per noi la Notte del Classico è un momento ricco di emozione, tradizione e contatto umano, oltre che un’opportunità di crescita e scoperta».

Non solo gli studenti, ma anche i docenti partecipano attivamente alla Notte Nazionale del Liceo Classico, guidando i ragazzi e sostenendoli nella preparazione delle performance. A spiegare il valore formativo dell’iniziativa interviene la professoressa Lucia Menichelli, che sottolinea quanto questo evento rappresenti un momento significativo all’interno del percorso educativo.

Secondo la docente, la serata offre un’occasione unica per trasformare lo studio quotidiano in un’esperienza condivisa: «Dal punto di vista didattico, la Notte Nazionale del Liceo Classico ha un impatto significativo: docenti e studenti collaborano per creare performance originali e stimolanti, che permettono di interiorizzare in modo più profondo i contenuti studiati durante l’anno».

La professoressa evidenzia anche come l’evento integri e arricchisca il lavoro svolto in classe. Gli insegnamenti degli autori antichi, spiega, diventano più vivi e comprensibili quando vengono messi al centro di un progetto collettivo: «Gli insegnamenti degli autori antichi, con il loro patrimonio di valori umani, vengono assimilati molto meglio quando diventano il fulcro di un’esperienza condivisa». Pur riconoscendo l’importanza dello studio teorico, Menichelli sottolinea il valore di un approccio più pratico e partecipativo, che permette agli studenti «di verificare la propria elaborazione personale dei contenuti, di viverli consapevolmente e quindi di trasmetterli agli altri».

Gli spettacoli

Ogni classe ha contribuito con uno spettacolo originale, mettendo in gioco creatività, ricerca e lavoro di squadra. La IA ha proposto un murder mystery dal titolo L’assassinio di Agamennone, ambientato nell’aula 49 al piano -1. I ragazzi raccontano che si trattava di «un murder mystery in cui quattro testimoni si ritrovano di fronte a una reggia deserta e scoprono il corpo ormai morto del povero Agamennone». Tra Archiatroi, Dorifori e le dee Dike, Themis e Nemesis, il pubblico è stato guidato fino alla rivelazione dei colpevoli: «L’arresto di Egisto, però, svela una realtà più losca: un orecchino di Clitemnestra si trova sulla tunica di Egisto», fino alla confessione finale della regina, che ammette le sue colpe «senza ritegno». La classe ha curato ogni dettaglio, utilizzando una barella reale come oggetto di scena e un grande fondale dipinto dagli studenti stessi, raffigurante la reggia di Argo. La soddisfazione è stata unanime: «Abbiamo visto come ogni contributo, anche piccolo, fosse fondamentale per il successo dell’intera rappresentazione».

La IB ha portato in scena le nozze di Peleo e Teti, rievocando il celebre episodio della mela d’oro lanciata da Eris, che diede origine alla contesa tra Era, Atena e Afrodite e, indirettamente, allo scoppio della Guerra di Troia. Una rappresentazione fedele al mito, capace di restituire al pubblico la forza narrativa della tradizione epica.

 

La IC ha portato in scena una lettura scenica dedicata al mito della caverna di Platone, accompagnata da riflessioni scritte ed elaborate dagli stessi studenti. Il tema è stato scelto perché particolarmente adatto a dialogare con quello dell’Humanitas, filo conduttore della Notte Nazionale dei Licei Classici 2025/2026. La lettura dei passi del mito, insieme alla presentazione di alcuni suoi aspetti fondamentali, ha introdotto i racconti, le riflessioni e la parte multimediale dello spettacolo, che «inscenava le dinamiche più affascinanti del mito», creando un’atmosfera cupa e coinvolgente.

Partecipare all’evento ha rappresentato per la classe un momento di scoperta e appartenenza. Gli studenti raccontano di essersi sentiti parte integrante dell’istituto, riuniti insieme agli altri alunni del liceo classico in un’occasione speciale vissuta per la prima volta. Hanno potuto assistere alle esibizioni delle altre classi e comprendere quanto sia grande e sorprendente la Notte del Classico: «Non immaginavamo potesse essere tanto coinvolgente, bizzarra e profonda», spiegano, riconoscendo come questa manifestazione vada ben oltre l’idea di un semplice indirizzo scolastico, trasformandosi in un’esperienza identitaria.

La IIA ha affrontato il tema dell’uomo e della modernità con Il processo del secolo, un tribunale in cui l’imputata era l’intelligenza artificiale, accusata dall’avvocato Cicerone di aver causato vittime durante una manifestazione. Gli studenti spiegano che «al termine del processo il giudice arriverà a una sentenza inaspettata per tutti». Lo spettacolo ha unito riflessione filosofica e teatro, mostrando come il dialogo tra antico e contemporaneo possa aiutare a comprendere le sfide della società odierna.

La IIB ha proposto un percorso profondamente introspettivo, nato — come raccontano — «da un libro, una raccolta di poesie di palestinesi della Striscia di Gaza». Partendo dal mito di Pandora, gli studenti hanno riflettuto sull’origine del male e sulla condizione umana, ricordando che «molte sono le cose tremende, ma nulla è più tremendo e meraviglioso dell’uomo». Dal vaso di Pandora, spiegano, fuoriescono mali che possono essere riassunti in un’unica parola: «ὕβρις, la tracotanza». Il percorso ha toccato anche temi contemporanei, come «le parole al servizio della violenza umana, bombe e droni incendiari». La conclusione è un invito alla responsabilità: «Avere cura di noi stessi e degli altri è fondamentale; essere umani non è una condizione, è un esercizio quotidiano».

La IIIA ha svolto un ruolo fondamentale nell’organizzazione dell’intera serata, contribuendo non solo alla gestione delle attività ma anche al coordinamento del lato ristorativo. Il loro impegno ha garantito un’accoglienza calorosa e un servizio efficiente per tutti i partecipanti, dimostrando quanto la collaborazione dietro le quinte sia essenziale per la riuscita della Notte del Classico. Il lavoro della classe ha permesso di creare un ambiente conviviale e ben strutturato, offrendo agli ospiti un momento di pausa e condivisione tra uno spettacolo e l’altro. Un contributo silenzioso ma indispensabile, che ha reso la serata ancora più completa e partecipata.

La IIIB ha portato in scena Omm sum, ispirato alla celebre frase di Terenzio Homo sum, humani nihil a me alienum puto. La classe ha scelto una commedia essenziale, senza scenografie elaborate, per dare centralità agli attori e al messaggio di empatia e solidarietà. Il risultato è stato uno spettacolo leggero ma significativo, capace di coinvolgere pubblico e interpreti.

La 3ªC ha presentato in auditorium Le Supplici di Eschilo, già preparato per la Giornata Nazionale della Lingua Greca. La rappresentazione si apre con un espediente narrativo originale: un giovane filologo che studia la tragedia insieme ad Aristarco di Samotracia nella Biblioteca di Alessandria. Da qui prende forma la storia delle figlie di Danao, proposta in due repliche per permettere a più spettatori di assistere. Giorgia Iorio sottolinea come «esperienze di questo tipo si rivelino fondamentali per evidenziare l’attualità e il valore delle discipline classiche», spesso sottovalutate.

La IVA, guidata dal professor Bugno, ha messo in scena l’Antigone di Sofocle, opera simbolo del percorso liceale. Dopo aver già lavorato sul personaggio negli anni precedenti, la classe ha proposto una versione ridotta ma intensa della tragedia, in attesa di assistere presto alla rappresentazione integrale a Siracusa. Antigone è stata scelta come figura di donna coraggiosa e trasgressiva, capace di difendere i propri diritti e la propria famiglia. La preparazione dello spettacolo ha rafforzato i legami tra gli studenti, che hanno condiviso paure, entusiasmo e momenti di grande complicità.

La IV C si è esibita con Arsa memoria, ispirato al film Fahrenheit 451 di François Truffaut. Lo spettacolo ha portato in scena sei monologhi dal punto di vista di altrettante biblioteche distrutte, culminando con l’intervento dell’intelligenza artificiale, affascinante e inquietante al tempo stesso. Il prologo e l’epilogo, tratti dal film, hanno incorniciato la rappresentazione con grande impatto emotivo. Dopo lo spettacolo, in biblioteca, Marina Carriero e Alessandro D’Angelo hanno accolto il pubblico con un’idea originale: due cassette da fruttivendolo piene di poesie da “pescare”, commentate poi dagli studenti stessi.

La VA ha portato in scena Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus, offrendo una sintesi potente di un’opera monumentale. Attraverso scene frammentate e incisive, la classe ha restituito la visione critica dell’autore sulla Prima guerra mondiale, mettendo in luce l’assurdità del conflitto e la perdita di umanità che esso comporta.

Infine, la VC ha proposto un processo immaginario al tragediografo Euripide. Le eroine delle sue opere — Alcesti, Ifigenia, Medea, Ecuba — hanno accusato l’autore di aver trasformato il loro dolore in spettacolo, mentre Elena ha assunto il ruolo di avvocato difensore, presto affiancata da Andromaca. Il processo si è concluso con la difesa di Euripide stesso, che ha rivendicato il valore del suo teatro: attraverso le sue tragedie, ha dato nuova voce alle donne, rendendo immortali le loro storie.

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