Mar. Apr 14th, 2026

Archeomafie e tutela dei beni culturali al Liceo “Quinto Orazio Flacco”

Portici Italy 10 March 2026 Conference on protection and legality of Vesuvian archaeological heritage at Liceo Quinto Orazio Flacco with authorities and magistrates to discuss the fight against theft

di Vittoria Lettieri

“I più giovani apprendono il valore dei beni culturali: tutela, legalità e futuro”

Il giorno 10 marzo 2026, si è tenuto all’IIS Quinto Orazio Flacco di Portici, un incontro dedicato interamente alle notizie riguardanti il trafugamento dei beni archeologici nell’area vesuviana, con l’intento di far conoscere ai più giovani le spiacevoli situazioni del territorio che abitano. Ricorrenti in questa giornata i delicati temi: tutela, legalità e futuro, di fondamentale importanza per comprendere le difficoltà che colpiscono quotidianamente i numerosi siti UNESCO riconosciuti in Italia.

Si parla di scavi clandestini, organizzazioni criminali e archeomafie, quest’ultimo termine strettamente legato al fenomeno di occultamento di scavi e reperti archeologici nei paesi vesuviani.

Ad aprire il confronto, la dirigente scolastica, Iolanda Giovidelli, che ha sottolineato il valore dell’incontro, data la vastità di beni culturali legati alle radici della comunità ai piedi del Vesuvio. Ha nominato la fondamentale importanza del senso civico e dell’unità collettiva, valori che permettono una ferma opposizione alla sottrazione simbolica del proprio pensiero di appartenenza.

In primis il suo discorso si rivolge ai ragazzi, in cui è riposta la speranza per il futuro, ma è aperto a tutti e dona spunti di riflessione stimolanti.

I partecipanti all’evento

Ad organizzare l’evento le professoresse del Quinto Orazio Flacco: Stefania Vicario e Giuseppina Palazzo; partecipa in quanto moderatore, il professor Giuseppe Coppola. Oltre a studenti e forze dell’ordine, l’incontro ha coinvolto figure professionali quali il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, in qualità di relatore principale; Giovanni Capasso, gen. brigata Carabinieri, nonché direttore del “grande progetto Pompei”; il presidente osservatorio archeomafie, Tsao cevoli;

Tra i partecipanti figura inoltre, Salvatore Sorrentino, sovrintendente CC e ispettore onorario MIC.

A prendere la parola durante la prima parte dell’incontro sono proprio i sopracitati, che con l’utilizzo di cartine geografiche, mappe e video dell’area interessata, hanno posto il problema sotto un punto di vista concreto, puntualizzando la complicata urgenza che creano gli scavi clandestini.

Inoltre, a prendere parte all’incontro, gli archeologi Domenico Camardo e Lidia Vignola, che esponendo i dubbi sul futuro di chi ricopre questo mestiere, hanno proposto una notevole delucidazione per quanto riguarda i traffici illeciti dell’antichità, associando all’argomento i volti di noti criminali, quali: Giovanni Brusca, Raffaele Imperiale, Matteo Messina Denaro…

Tutti hanno contribuito a fornire un’accurata descrizione d’insieme, dalle associazioni criminali volte alla depredazione dei beni, fino al ruolo particolareggiato del singolo, anch’esso necessario per cambiare le cose.

Il concetto di: “Archeologia Giudiziaria”, il relatore Nunzio Fragliasso

L’intervento con cui è stato avviato l’incontro ha illustrato le modalità in cui gli scavi clandestini possono avvenire ma anche come evitare circostanze incresciose del genere, introducendo agli studenti il settore della “archeologia giudiziaria”, etichetta dei metodi investigativi, che consente la tutela dei beni culturali anche sotto un’ottica giudiziaria.

Con l’ausilio di questa branca specialistica, ci si focalizza sul contrasto ai reati contro il patrimonio culturale, di beni materiali e immateriali. Questo tipo di attività è particolarmente intensa nelle zone di Pompei, Stabia, Ercolano, caratterizzate da una grande ricchezza di scavi e reperti e purtroppo sottoposte alla manovalanza criminale. Durante questa mattinata si è frequentemente parlato del progetto Civita Giuliana, a nord di Pompei, dove è stato attuato un protocollo grazie alla procura di Torre Annunziata e il parco archeologico di Pompei, al fine di arginare e perseguire penalmente le attività dei tombaroli, procedendo ufficialmente allo scavo.

Il business al di là degli scavi clandestini e modalità di operazione della manovalanza criminale: i chiarimenti degli archeologi presenti all’evento

Di particolare rilievo la parola degli archeologi presenti all’incontro: Domenico Camardo e Lidia Vignola, che hanno raccontato i numerosi sotterfugi utilizzati dalla manovalanza criminale col fine di depredare i preziosi beni del territorio, e in che modo si possa agire, ognuno a proprio modo per arginare sempre più ciò che tutt’oggi accade nella realtà tangibile. Si parla di archeomafia, un insieme di ruoli di delinquenza che portano all’immissione dei pezzi depredati sul mercato clandestino.

Il primo passo è proprio quello dei cosiddetti tombaroli, che saccheggiano e fanno razzie di beni ,spesso distruggendo importanti patrimoni , esterni all’obiettivo ma travolti dalle operazioni violente nel complesso delle attività illecite;

successivamente i prodotti sottratti al territorio, saranno posti sul mercato illecito dai committenti, con l’intento dell’arricchimento personale.

I lavori di recupero a seguito di saccheggio e devastazione di importanti siti archeologici del territorio italiano, richiedono complesse opere di salvaguardia del patrimonio e tutt’oggi i restauri di molti dei beni coinvolti in situazioni di criminalità, sono ancora lontani dal termine. È stata infatti citata la strage dei Georgofili, l’attentato mafioso agli uffizi del 1993, che presenta il perfetto esempio per apprendere la tragedia che porta con se anche solo l’intenzione di commettere reati nei confronti dell’identità del territorio e dei suoi beni, che appartengono alla comunità.

“The Great Pompeii Project” delucidazioni del direttore Giovanni Capasso

Nel fulcro della mattinata dedicata al trafugamento dei beni archeologici nell’area Vesuviana, Giovanni Capasso, ha introdotto ai presenti la grande iniziativa del progetto e tramite la visione di un video esaustivo al riguardo, ha toccato pienamente i temi della prevenzione e della manutenzione dei siti archeologici.

A seguito del crollo della casa dei gladiatori , del 2010, a causa di infiltrazioni d’acqua nello scavo, si è sentita la forte esigenza di creare un programma di restauro e soprattutto di prevenzione: “the Great Pompeii Project”.

Grazie all’attuazione del piano strategico e operativo, la valorizzazione della bellezza culturale del territorio, è al centro di necessità e interesse non solo degli archeologi e delle figure professionali, ma anche dell’intera unità collettiva.

Tutti possono arginare il problema; conclusione dell’archeologa Lidia Vignola

È importante considerare ciò che l’insieme può arrivare a fare ma è l’individuo ad essere componente della soluzione migliore. I punti da migliorare attualmente sono caratteristiche che ha spiegato in modo esaustivo l’archeologa Lidia Vignola:

“La conservazione, del nostro patrimonio culturale; ciò significa non semplicemente riconoscerne l’importanza, ma rispettarlo e conoscerne le condizioni di preservazione e manutenzione.

La fruizione, che si traduce nel godimento dei beni da parte della comunità intera e nella finalità di tutela e valorizzazione.

l’offerta di un patrimonio culturale alla conoscenza, garantisce quindi l’accessibilità al pubblico e spesso favorisce la conoscibilità del bene.

L’affettività, nei confronti dei propri siti, l’instaurazione di un legame profondo che tocca legami identificativi per individuo e comunità.

Questi valori sono uno conseguenza dell’altro e rappresentano un circolo virtuoso della difesa dei propri beni: Dalla conoscenza deriva un attaccamento profondo con questi, che alimenta quindi, sempre più il sentimento di difesa che nasce intrinseco in ognuno.

La dottoressa Vignola ha poi terminato il suo affascinante discorso con una citazione di Dostoevskij rivisitata, sotto forma di domanda rivolta alla collettività: la bellezza salverà il mondo”, ma chi salverà la bellezza?”.

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