Ven. Mar 6th, 2026

Napoli piange la sua Bomboniera: il fuoco divora il Teatro Sannazaro

Fermoimmagine di un video che mostra fiamme e fumo salire dall'incendio che ha avvolto il teatro Sannazaro di via Chiaia a Napoli, 17 febbraio 2026. ANSA

Napoli, 17 febbraio 2026- Il fumo era visibile da ogni angolo della città, come un segnale di lutto che saliva verso il cielo di Chiaia. Alle 6.05 di questa mattina, un incendio devastante ha distrutto completamente il Teatro Sannazaro, uno dei luoghi più amati e storici della cultura napoletana e italiana. Quasi 180 anni di storia, di arte e di memoria collettiva ridotti in cenere in poche ore.

A dare l’allarme è stato un residente dei palazzi adiacenti, svegliato dal fumo che aveva già invaso la sua abitazione. Dalla finestra, l’atroce scoperta: la cupola del teatro era già avvolta dalle fiamme.

Quando i vigili del fuoco sono giunti sul posto, come ha raccontato il comandante provinciale Giuseppe Paduano, “la situazione era già critica”. Dopo circa sei ore di lavoro incessante, le fiamme sono state domate, ma il teatro era ormai irriconoscibile. Quattro persone sono rimaste intossicate, due vigili del fuoco lievemente feriti a seguito di un crollo interno. Venticinque appartamenti evacuati, sessanta persone che questa notte non dormiranno a casa loro.

Lara Sansone, proprietaria e anima del Sannazaro insieme al marito Salvatore Vanorio, è rimasta per ore davanti alle macerie della sua vita. Piangeva. Non riusciva a fare altro. “Per me è come un lutto”, ha detto. Poi l’appello, diretto e disperato: “Non ci abbandonate”. Una prima stima dei danni parla di 60-70 milioni di euro. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, ma le cause sono ancora tutte da accertare.

Quasi duecento anni di storia in cenere

Inaugurato il 26 dicembre 1847 su progetto dell’architetto Fausto Niccolini, il Sannazaro era sin dall’origine la “bomboniera” del teatro borghese napoletano: interni in bianco e oro, quattro ordini di palchi, affreschi preziosi. Fu il primo teatro a Napoli ad essere illuminato con la luce elettrica, nel 1888, e l’anno dopo ospitò la prima di Na Santarella di Eduardo Scarpetta, rimasta in scena per oltre cento repliche. Sul suo palco sono passati i giganti del teatro italiano ed europeo: i Fratelli De Filippo, Pirandello, Eleonora Duse, Sarah Bernhardt. Fu proprio al Sannazaro che Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello si incontrarono per la prima volta, dando vita a uno dei sodalizi più fecondi della scena italiana del Novecento.

Dopo anni di decadenza nel dopoguerra, quando il teatro si trasformò persino in un cinema di second’ordine, fu l’attrice Luisa Conte insieme al marito Nino Veglia a restituirgli vita e dignità, riportandolo a nuova gloria nel 1971. Alla sua scomparsa, nel 1994, fu la nipote Lara Sansone a raccogliere il testimone: la stessa donna che stamattina piangeva davanti alle fiamme, la stessa che per trent’anni ha portato avanti quella tradizione senza grandi finanziamenti pubblici, costruendo il proprio pubblico spettacolo dopo spettacolo, stagione dopo stagione. Fino a questa mattina, quando tutto è andato in fumo.

La solidarietà di un Paese

Davanti alla devastazione, l’Italia si è stretta attorno a Napoli. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha promesso: “La piccola grande bomboniera di Napoli tornerà splendida com’era prima”. Il sindaco Gaetano Manfredi ha assicurato l’impegno congiunto di Comune e Governo per la ricostruzione. Il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, arrivato in città, ha anticipato che si stanno già cercando fondi e che l’AGIS ha attivato una rete tra tutti i teatri e gli operatori privati del settore. Il Politeama si è già detto disponibile ad accogliere la stagione in corso, affinché non venga interrotta.

Dal mondo della cultura si sono levate voci potenti. Lo scrittore Maurizio De Giovanni ha lanciato un appello per organizzare rappresentazioni i cui proventi vadano integralmente alla ricostruzione.

Sergio Rubini, che al Sannazaro ha girato il film I fratelli De Filippo, ha evocato la tragedia del Petruzzelli di Bari, sperando che come quel teatro anche il Sannazaro possa rinascere. Il San Carlo ha espresso piena solidarietà, ricordando “un palcoscenico di grande storia e tradizione, non solo per la città di Napoli”.

Restano le macerie, il fumo e le lacrime di chi ha visto bruciare non solo un edificio, ma un pezzo della propria anima. Di chi questa notte non potrà dormire nella propria casa.

Eppure Napoli conosce il fuoco da secoli — sa che sotto la cenere, a volte, qualcosa sopravvive. E che i teatri, come le città che li abitano, hanno una memoria più lunga delle fiamme.

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