Dom. Lug 14th, 2024

Dopo uno scavo particolarmente complesso partito dalla metà di gennaio e dopo essere sfuggito al saccheggio dei tombaroli è stato portato alla luce un carro da parata a quattro ruote che va ulteriormente ad arricchire il patrimonio storico-culturale della provincia napoletana.

Il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata hanno annunciato il ritrovamento di un nuovo reperto, rinvenuto integro dallo scavo, presso Civita Giuliana, a nord della città di Pompei. Lo scavo, avvenuto in collaborazione con la Procura di Torre annunziata, ha avuto un duplice successo: in primo luogo è stata fermata, per il momento, l’ attività di depredamento del patrimonio culturale ad opera di clandestini che avevano realizzato diversi cunicoli con il fine ultimo di mettere le mani su preziosi oggetti archeologici ed in secondo luogo è stato portato alla luce un altro  importante pezzo che si aggiunge al puzzle di Pompei e che ci può dare altre informazioni riguardo la civiltà romana.

Immagine che contiene terra, roccia, esterni, pietra

Descrizione generata automaticamente

L’oggetto in questione è un carro cerimoniale a quattro ruote caratterizzato da elementi in ferro, decorazioni in bronzo e stagno e resti lignei mineralizzati.

Lo scavo si è rivelato fin da subito estremamente complesso in quanto gli ambienti da indagare si trovavano in parte sotto e in parte a ridosso delle abitazioni; è stata quindi necessaria la partecipazione di un team di archeologi, architetti, ingegneri, restauratori, vulcanologici, antropologi, e operai specializzati. Lo scavo è stato poi seguito da un microscavo data la fragilità dei materiali e le difficili condizioni di lavoro.

Attualmente i vari elementi del carro sono stati trasportati in laboratorio all’interno del Parco archeologico di Pompei, dove le restauratrici stanno procedendo alla rimozione del materiale vulcanico per poi iniziare i lavori di restauro e ricostruzione del carro

Pompei continua a stupire con le sue scoperte, e sarà così ancora per molti anni con venti ettari ancora da scavare. Ma soprattutto dimostra che si può fare valorizzazione, si possono attrarre turisti da tutto il mondo e contemporaneamente si può fare ricerca, formazione e studi, e un giovane  direttore come Zuchtriegel valorizzerà questo impegno”. Così il Ministro della Cultura Dario Franceschini commenta la scoperta del carro negli scavi di Civita Giulia.

Anche Massimo Osanna, direttore uscente del Parco archeologico si è espresso riguardo la recente scoperta: ‘‘ E’ una scoperta straordinaria per l’avanzamento della conoscenza del mondo antico.  A Pompei sono stati ritrovati in passato veicoli per il trasporto, come quello della casa del Menandro, o i due carri rinvenuti a Villa Arianna (uno dei quali si può ammirare nel nuovo Antiquarium stabiano), ma niente di simile al carro di Civita Giuliana. Si tratta infatti di un carro cerimoniale, probabilmente il Pilentum noto dalle fonti, utilizzato non per gli usi quotidiani o i trasporti agricoli, ma per accompagnare momenti festivi della comunità, parate e processioni. Mai emerso dal suolo italiano, il tipo di carro trova confronti con reperti rinvenuti una quindicina di anni fa all’interno di un tumulo funerario della Tracia (nella Grecia settentrionale, al confine con la Bulgaria). Uno dei carri traci è particolarmente vicino al nostro anche se privo delle straordinarie decorazioni figurate che accompagnano il reperto pompeiano. Le scene dei medaglioni che impreziosiscono il retro del carro rimandano  all’eros (Satiri e ninfe), mentre le numerose borchie presentano eroti. Considerato che le fonti antiche alludono all’uso del Pilentum da parte di sacerdotesse e signore, non si esclude che potesse trattarsi di un carro usato per rituali legati al matrimonio, per condurre la sposa nel nuovo focolare domestico. Se l’intera operazione non fosse stata avviata grazie alla sinergia con la Procura di Torre Annunziata, con la quale è stato sottoscritto un protocollo di intesa per il contrasto al fenomeno criminale di saccheggio dei siti archeologici e di traffico dei reperti e opere d’arte, avremmo perso documenti straordinari per la conoscenza del mondo antico”.

Francesco Violante

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