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Il documentario militare biografico “Morire per raccontare” il regista Hernán Zin. Le narrazioni di guerra tra schermo e realtà.

di Editore Mar20,2022

La guerra ha mille sfaccettature ed è figlia di tante ragioni, ma nessuna di queste dovrebbe legittimarla. Nessun motivo dovrebbe giustificare che dei bambini vivano in un clima di terrore o peggio ancora imbraccino un fucile. Raccontare la guerra non è facile. 

Con il documentario militare biografico “Morire per raccontare” il regista Hernán Zin narra le storie dei corrispondenti di guerra sottoposti a mortali pericoli e segnati da traumi e paure. 

Gli inviati corrono un gran rischio per condividere ciò che accade nel mondo. Infatti sono già tanti i reporter e gli operatori dell’immagine morti sul fronte ucraino. 

Con i mezzi di comunicazione attuali le comunicazioni arrivano in tempo reale perciò se un reporter vuole dare per primo la notizia, deve rischiare ancora di più per trovarsi al posto giusto, al momento giusto.

“Andiamo in guerra in cerca di avventura, ma torniamo con una valigia piena di cadaveri” dichiara  uno degli intervistati.

Quando i corrispondenti sono sul campo, sono costretti a prendere decisioni immediate.

Fare delle scelte in guerra non è come farlo a casa. È come lanciare una monetina e non sapere cosa uscirà.

Ogni giornalista di guerra quando parte perde la comunicazione quotidiana con i figli e la loro crescita.

Se qualcuno merita davvero un premio, non sono gli stessi reporter, ma anche  le loro famiglie che soffrono 24 ore al giorno. 

Un reporter durante l’intervista ha affermato:“Una cosa che mi ha sempre sorpreso della guerra, è che gli adulti decidono di farla, ma sono i bambini che combattono”.

Un bambino che vive il conflitto è una persona che, probabilmente, sarà segnata per tutta la vita: questa è la grande responsabilità degli adulti.

In un clima di ostilità, però, viene fuori anche il meglio della gente. Questo mantiene viva la speranza. I bambini, gli adolescenti, hanno la capacità in mezzo all’orrore, di distaccarsi, di continuare a giocare e credere nella vita.

Nonostante tutto, le testimonianze confermano: ”Farei di nuovo il giornalista, rifarei tutto da capo”.

CLAUDIA LO CONTE

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