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IL PRODIGIO: le recensioni di Comete

di Editore Dic11,2022

Nella campagna di un’Irlanda ottocentesca, immersa nella superstizione e nel fanatismo religioso, fa la sua comparsa un’infermiera professionista (Florence Pugh)), incaricata di sorvegliare Anna, una ragazzina che sembra sopravvivere come per miracolo alla mancanza di qualsiasi nutrimento. Lucida, sensibile e ostinata nella ricerca della verità, mentre fa i conti con un doloroso passato personale, la donna porta alla luce una verità inattesa e sconvolgente grazie alla ferrea volontà di fondare sui fatti concreti e non sull’intervento divino la sua analisi e la sua riflessione. L’atmosfera opprimente e angosciosa, adeguatamente sottolineata da un’inquietante colonna sonora, rende bene sia lo stato d’animo di tutti i protagonisti dell’oscura vicenda, prigionieri di dinamiche familiari e ideologiche morbose, sia la forte tensione umana della protagonista, che non cede alle numerose pressioni esterne sulla propria visione del mondo e che stabilisce con Anna un rapporto significativo e risolutivo per entrambe. Ispirato al romanzo omonimo di Emma Donhogue, il film ripropone l’annosa questione del conflitto tra fede e scienza propendendo per la seconda attraverso il potente e sfaccettato personaggio dell’infermiera Lib, caregiver solida e responsabile, capace di fornire alla sua piccola paziente il supporto giusto nel suo volo verso la libertà. Ma non siamo nulla senza storie, annuncia il film all’inizio: la difficoltà è sapersi districare tra realtà e finzione quando sono entrambe, talvolta, due facce della stessa vicenda. E infatti il dipanarsi della trama è lento, incerto, pieno di contraddizioni, come a ricordare che la verità non è mai scontata, nella vita come sul set; e la conquista della propria visione del mondo può costare un prezzo altissimo, ma che vale la pena di pagare.

Francesca Gambardella

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