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I PRIMI EFFETTI DEL VACCINO SULLE OSPEDALIZZAZIONI – (GUIDA COMPLETA)

di Editore Ago1,2021

Mentre in Italia e nelle principali città europee numerosi individui scendono in piazza contro il green pass, il sistema adottato dal governo per regolare le affluenze nei luoghi di interesse sociale, i dati relativi alle ospedalizzazioni, ed in particolar modo quelli sulle terapie intensive, non lasciano ombra di dubbio sull’efficacia della nuova prevenzione contro il Coronavirus.

Quando si parla dei vaccini autorizzati dall’Ema (Agenzia Europea per i medicinali) e dall’Oms (Organizzazione mondiale sanità), non si deve commettere l’errore di catalogarli come “cure”: lo scopo dei vaccini è infatti quello di ridurre ai minimi termini i rischi causati dai virus, e renderli a poco a poco innocui e non più letali, come succede ancora oggi, per esempio, con l’influenza. 

I Dati: 

Per poter evadere nel miglior modo possibile la grande quantità di dati raccolti in questo storico momento, suddivideremo in più parti l’analisi, prendendo il periodo che va dal 25 giugno al 25 luglio come modello di riferimento, che chiameremo N.  

(Fonte dei dati: Istituto Superiore di Sanità.) 

Contagi: 

I contagi registrati di CoronaVirus nel lasso di tempo N si suddividono in tre parti: 

40.729 per i NON vaccinati

12.032 per coloro che hanno ricevuto UNA SOLA DOSE

7.277 per i vaccinati (2 dosi). 

Secondo questi dati, infatti, sembrerebbe che i non vaccinati abbiano contratto quasi sei volte in più il virus rispetto a coloro che hanno completato il ciclo, e 3,38 volte in più rispetto a coloro che hanno conseguito una sola delle due dosi richieste. 

Ospedalizzazioni: 

Le ospedalizzazione, comprese le terapie intensive, sono uno dei maggiori pericoli per coloro che contraggono il Covid. (Periodo analizzato 18 giugno – 18 luglio, che chiameremo P)

1.223 NON vaccinati hanno avuto bisogno di cure mediche; 

216 vaccinati con una sola dose hanno avuto bisogno di cure mediche; 

280 vaccinati con due dosi hanno avuto bisogno di cure mediche. 

Secondo questi dati, infatti, sembrerebbe che i non vaccinati abbiano avuto bisogno 5,6 volte in più di cure mediche rispetto ai vaccinati con una sola dose, e 4,3 volte in più rispetto ai vaccinati con due dosi. La media è di 5 volte in più. 

Se analizziamo i profili dei NON vaccinati, noteremmo che in media

616 su 1.223 hanno un’età compresa tra i 12 ed i 39 anni;

548 su 1.223 hanno un’età compresa tra i 40 ed i 59 anni;

45 su 1.223 hanno un’età compresa tra i 60 ed i 79 anni; 

123 su 1.223 hanno un’età superiore agli 80 anni

Gli over 80 vaccinati nel periodo P sono stati 143, cioè quasi gli stessi. Perché mai? Il vaccino forse non è abbastanza efficace? No, anzi. Gli over 80 vaccinati costituiscono in Italia più dell’85%; a parità di statistiche, quindi, gli over 80 non vaccinati vengono ospedalizzati nove volte in più, per un rapporto 27 a 3 su una scala di 100.000 abitanti. 

Terapie Intensive:  

Il dato sulle terapie intensive è forse uno dei più eclatanti per capire l’efficacia dei vaccini, che mirano proprio ad evitare il più possibile i maggiori effetti collaterali del virus. 

(Periodo analizzato 4 giugno – 4 luglio, che chiameremo T)

Durante il periodo T, si sono registrati in Italia 150 ingressi in terapia intensiva, di cui:

123 NON vaccinati;

27 Vaccinati.

Secondo questi dati, i Non vaccinati rischiano 4,5 volte in più di finire in terapia intensiva rispetto ai vaccinati. Ma quello che noi definiamo rischio, passa per altri importanti fattori che delineano ancora di più una netta separazione tra le due categorie:

Dei non vaccinati: 

15 persone su 123 sono nella fascia 12-39;

48 persone su 123 sono nella fascia 40-59;

45 persone su 123 sono nella fascia 60-79;

15 persone su 123 sono nella fascia over 80. 

Dei vaccinati, invece:

25 persone su 27 sono nella fascia over 60;

2 persone su 27 sono nella fascia 40-59.

La differenza è infatti abissale. Sembrerebbe che, oltre al numero decisamente minore, i vaccinati siano esposti al rischio terapia intensiva solo in determinate categorie maggiormente esposte, e sempre in numeri molto ridotti rispetto alla controparte. 

I decessi: 

L’aspetto più preoccupante del Covid è stato sicuramente il dato sui decessi.Vediamo come sono cambiate le cose. 

(Periodo di riferimento 4 giugno – 4 luglio, che chiameremo T.)

169 persone sono morte di covid tra i NON vaccinati; 

30 persone sono morte di covid tra coloro che avevano ricevuto una dose;

38 persone sono morte di covid trai vaccinati. 

Ancora una volta, analizzando le fasce a rischio, il numero di decessi deve essere relazione alla quantità di individui a cui facciamo riferimento. La maggior parte delle morti tra i vaccinati, o parzialmente vaccinati (36), è tra gli over 80. Quindi, nonostante solo il 15% dei over 80 non sia vaccinato, i morti sono stati 68, mentre 36 in una categoria che ne contiene l’85% .

CONCLUSIONI

Contagi:

Quindi, partendo dal 4 aprile fino al 25 luglio 2021, possiamo considerare che i vaccinati con una dose hanno riscosso una prevenzione nel contagio del 65%, mentre i vaccinati con 2 dosi, del 85%. 

Ospedalizzazione: 

Quindi, partendo dal 4 aprile fino al 25 luglio 2021, possiamo considerare che i vaccinati con una dose hanno riscosso una prevenzione nell’ospedalizzazione del 81,7%, mentre i vaccinati con 2 dosi, del 95%.

Terapia Intesiva:

Quindi, partendo dal 4 aprile fino al 25 luglio 2021, possiamo considerare che i vaccinati con una dose hanno riscosso una prevenzione nelle terapie intensive del 89%, mentre i vaccinati con 2 dosi, del 97,2%.

Decessi: 

Quindi, partendo dal 4 aprile fino al 25 luglio 2021, possiamo considerare che i vaccinati con una dose hanno riscosso una prevenzione nei decessi del 80,3%, mentre i vaccinati con 2 dosi, del 96,4%.   

Francesco Maddaluno

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