Ven. Apr 19th, 2024

La metamorfosi Green e la sua occasione irripetibile

 

Il PNRR (piano nazionale ripresa e resilienza) innesca ufficialmente la metamorfosi verde. Ursula Von Der Leyen, presidentessa della commissione europea, l’aveva preannunciato: lo sforzo economico dell’Europa per favorire il passaggio sarà più che sostanzioso. È previsto lo stanziamento di mille miliardi in dieci anni per azzerare l’impatto climatico entro il 2050. Con il recovery plan il governo Draghi ha stanziato 59,33 miliardi (+ 9,3 provenienti da un fondo completamente, per un totale di 68,6 miliardi) per effettuare drastiche modifiche alle abitudini degli Italiani. 

Energia rinnovabile, agricoltura sostenibile, riqualificazione degli edifici, tutela del territorio e delle risorse idriche sono alcune delle principali voci su cui vertono le radici di questa epocale trasformazione. Il futuro del mondo, dunque, parte da una delle sue fasi più buie. Il “Flash Report FY” della società di consulenza Arthur D. Little nella sua sezione Energy&Utility analizza le performance delle società quotate in borsa tramite macro-trend, per poter delineare il futuro dell’evoluzione del mercato dell’energia rinnovabile; il decimo numero dell’editoriale spiega che il futuro del mondo dell’energia ruota intorno a tre “D”:

Decarbonizzazione a favore di energie rinnovabili;

Decentralizzazione, con nuovi modelli di business;

Digitalizzazione, tramite le smart grid (ovvero l’insieme di una rete di informazione con una rete di distribuzione elettrica per ottimizzarne l’utilizzo e la gestione). 

In generale, il settore sembra aver subito poco la crisi post Covid-19. Con l’avvento di nuove strategie di mercato e di nuovi piani finanziari, è plausibile pensare che nel prossimo futuro sempre più società si faranno concorrenza per raccogliere la fetta di consumatori in cerca di un’offerta vantaggiosa. 

Perché solo ora?

Gli investimenti sull’eolico e sul solare sono stati frequenti, ma ora l’attenzione si sta spostando anche sull’idrogeno. Il coronavirus ha fornito un assist irripetibile ai paesi del UE: sfruttare una situazione di enorme deficit a proprio vantaggio costruendo le basi di un altro boom economico, forse il più grande della storia. I soldi del recovery found possono essere gestiti in maniera versatile, ma tutti i paesi con una forte prospettiva verso il futuro sanno di dover fare, tra pochi anni, i conti con una crisi fortissima: quella del petrolio. Inoltre, imprenditori folli come Elon Musk hanno dimostrato che con l’elettrico si può guadagnare tanto, mantenendo le prestazioni altissime. Tesla, la società del genio canadese, nel 2020 è salita di 800 miliardi di dollari, piazzandosi al primo posto nelle tendenze della borsa. Inoltre, gli ultimi anni sono stati caratterizzati da fortissimi movimenti di manifestanti, uniti sotto l’ala di Friday For Future, pronti a reclamare importanti cambiamenti. Figure di spessore come quella di Greta Thunberg sono diventate idoli, e spesso mezzi per propagande politiche. La giovane attivista ha riscosso prestigiosi premi, ed è stata candidata al premio Nobel per la pace (vinto poi dal World Food Programme). L’attenzione mediatica è stata dunque risucchiata dall’esigenza di dover cambiare rotta: la BCE (Banca centrale europea), ad esempio, ha investito in obbligazioni verdi, annunciando che dal 2022 non finanzierà più l’industria del carbon fossile. Inoltre, tutti i nuovi progetti, per poter ricevere fondi dall’unione europea, dovranno rispettare la soglia limite di 250g Co2/kWh. In realtà GreenPeace, insieme alla Ong Counter Balance, ha stimato che la banca europea avrebbe concesso 890 miliardi di prestiti all’industria del gas solo nel 2019, non rispettando il trend che si era imposta per gli anni successivi. 

Francesco Maddaluno

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