La coraggiosa decisione dell’Olanda, che ancora per molti rappresenta una regressione, è in realtà il punto di partenza per una politica scolastica che vuole portare i ragazzi a raggiungere una forma di conoscenza duratura ed efficace.
Sono in molti i sostenitori di questa legge, opposti ad altrettanti che remano in direzione opposta, sostenendo che rappresenti un totale distacco dalla tecnologia con conseguente insorgere di nuove distrazioni e calo di inventiva. Nonostante lo scetticismo, i risultati sono sorprendenti: infatti il 75% di studenti frequentanti istituti secondari intervistati registra un importante miglioramento nella concentrazione. Mentre il 59% dei dirigenti scolastici rileva un aumento delle relazioni sociali tra studenti. I vantaggi possono essere osservati anche mediante risultati concreti: infatti gli stessi presidi di molti istituti, hanno constatato un miglioramento complessivo in esami e compiti.
La buona riuscita del suddetto progetto è stata possibile anche grazie alla trasparenza nell’esposizione delle regole di base. Infatti, tutti gli istituti hanno abbracciato un approccio concreto: in molte scuole, i cellulari vengono requisiti all’ingresso e depositati fuori dall’aula. Esclusivamente, alcuni istituti adottano gli smartphone come supporto didattico, nonostante viga comunque un divieto generale. Un’indagine del Kohnstamm Instituut su oltre 600 dirigenti scolastici di ogni scuola e livello, sottolinea il funzionamento di questa politica. Gli alunni infatti, costretti a lasciar perdere i propri telefoni, sono agevolati nel socializzare, ciò non esclude che alcune volte, si verifichino delle risse. Tuttavia, il clima generale appare più tranquillo e sicuro.
Tornare all’antico, sembra essere la chiave per il successo didattico. Le classi evolvono in ambienti tranquilli, adibiti alla concentrazione e alla socialità. Gli insegnanti poco fiduciosi in principio, si sono dovuti ricredere sperimentando lezioni nettamente più semplici da gestire e osservando la proficua attenzione da parte degli studenti. La portavoce del consiglio delle scuole secondarie Freya Sixma, afferma: “C’erano dubbi ovunque, ma oggi possiamo dire che funziona. E un successo anche per chi era contrario”.
Effettivamente qualcosa sta cambiando anche in Italia. Già lo scorso giugno, il ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara ha sottoscritto una circolare che possa estendere il divieto di utilizzo degli schermi anche alle scuole superiori, un’innovazione fondamentale rispetto alle regole fornite dai vari istituti. La misura che segue il divieto già in vigore per scuola primaria e secondaria di primo grado, mira a “disintossicare” i ragazzi dal mondo digitale e a favorire un apprendimento nettamente più tradizionale, tornando ad un approccio verticale fatto di carta e penna.
Secondo una ricerca “Swg”, più del 76% degli italiani è favorevole al divieto degli smartphone in aula, un dato che include anche numerosi giovani spesso contrari all’uso eccessivo dei social. La voglia di limitare l’uso dei devices in ambito scolastico è in costante aumento e l’esperienza olandese può essere l’archetipo di questa riforma, per raggiungere un cambiamento culturale più vasto. La ricerca evidenza che il tornare indietro, molte volte rappresenta la strategia vincente. Limitare l’uso dei telefoni, non significa rinunciare alla tecnologia, ma usarla in maniera ponderata e consapevole, favorendo un ambiente mirato ad un apprendimento sereno. Per il nostro paese, questo potrebbe rappresentare l’occasione per rivedere il modello educativo e abbracciare una rivoluzione silenziosa, ma efficace.

